Oggi in cinofilia si parla molto di “socializzazione”, ma il termine è spesso usato in modo generico o improprio, perdendo di vista il suo significato reale e il contesto a cui si riferisce.
In termini tecnici, la socializzazione indica un preciso periodo dello sviluppo del cane, durante il quale l’animale acquisisce competenze fondamentali per la vita:
sicurezza nell’ambiente,
abilità comunicative nel gruppo sociale,
e capacità di adattamento alle variabili esterne.
Le fasi della socializzazione
La socializzazione si suddivide in due momenti principali:
Socializzazione primaria: tra l’8ª e la 12ª settimana di vita;
Socializzazione secondaria: dalla 12ª alla 16ª settimana.
Nel lupo, però, la finestra di socializzazione si chiude sorprendentemente presto: intorno al 21° giorno. Una differenza che ci aiuta a comprendere quanto la domesticazione abbia modificato – ma non annullato – alcune predisposizioni comportamentali.
Come sottolinea la prof.ssa Joy Pate della Penn State University, la socializzazione è vitale per tutti i cani, ma la sua tempistica varia sensibilmente da razza a razza.
Intorno ai 4 mesi d’età, la fase di socializzazione può considerarsi conclusa, ma questo non significa che il cane non debba più incontrare persone, animali o ambienti diversi. Al contrario: è importante che continui a fare esperienze, ma con un approccio più consapevole.
Il mito della “socializzazione a tutti i costi”
Soprattutto tra i proprietari di cani lupo cecoslovacchi (CLC) è diffusa l’idea che il proprio cane debba “socializzare” con tutti – e in ogni fase della vita – mantenendo un comportamento amichevole, pacato ed educato.
Ma questa aspettativa spesso si scontra con la realtà. Per molti CLC, ogni nuovo incontro può rappresentare una fonte di stress, perché richiede l’attivazione di complesse strategie comunicative per stabilire ruoli e gerarchie.
In natura, i branchi di lupi sono stabili, con pochi ingressi esterni e una struttura sociale ben definita. Il lupo è quindi molto sociale all’interno del proprio gruppo, ma tendenzialmente diffidente verso gli estranei. Questo tratto si conserva anche nel cane lupo, soprattutto con l’arrivo della maturità sessuale, quando una certa competitività tra individui dello stesso sesso diventa fisiologica.
Incontri sì, ma con criterio
In questo contesto, passeggiate collettive, incontri al parco o partecipazioni a classi di comunicazione vanno pianificati con attenzione. Non tutti i cani sono a proprio agio in situazioni di socialità forzata, e molti segnali di stress passano inosservati agli occhi dei proprietari.
Se si decide di partecipare a classi di comunicazione, è fondamentale che siano condotte da professionisti esperti nella gestione del cane lupo, capaci di leggere i segnali del corpo e di rispettare i tempi individuali.
Il periodo giovanile
Con la fine del periodo di socializzazione, intorno alle 12 settimane, inizia il periodo giovanile, che si conclude con il raggiungimento della maturità sessuale (Serpell et al., 2017).
Anche se meno studiato rispetto alle fasi precedenti, questo periodo ha un impatto importante sulla formazione del carattere. Come suggeriscono diversi autori (Dehasse, 1994; Foyer et al., 2014; Serpell e Duffy, 2016), le esperienze vissute durante il periodo giovanile possono lasciare segni profondi e duraturi sul comportamento del cane.
Studi condotti da Fox (1971, 1978), Woolpy e Ginsburg (1967) e Woolpy (1969) mostrano che i cuccioli socializzati entro i 3 mesi devono continuare a ricevere stimoli sociali regolari fino ai 7–8 mesi di età.
In assenza di tali stimoli, può verificarsi una regressione: un cucciolo ben socializzato fino all’ottava settimana, se lasciato in isolamento (ad esempio in canile), può diventare timoroso, schivo e difficile da gestire (Argue, 1999).
Omeostasi emotiva e set di mantenimento
Nel cane, il concetto di omeostasi emotiva – ovvero la capacità di mantenere un equilibrio interno in risposta agli stimoli esterni – è fortemente legato al cosiddetto set di mantenimento.
Il set di mantenimento è l’insieme di esperienze, ambienti, suoni, odori, persone e animali che il cucciolo ha conosciuto nel periodo sensibile e che ha interiorizzato come “familiari”.
Più ampio è questo set, maggiore sarà la capacità del cane di adattarsi e mantenere un buon equilibrio emotivo anche in situazioni nuove.
Una prospettiva epigenetica
Come ricorda la dott.ssa Lisa Fiore, a proposito di epigenetica:
“Ciò che è acceso può sempre spegnersi e ciò che è spento può sempre accendersi.”
I geni, soprattutto quelli legati al comportamento e alle emozioni, sono dinamici: cambiano con l’esperienza, a ogni età. È questa flessibilità che ci permette di imparare e adattarci lungo tutto l’arco della vita – vale per noi, come per i nostri cani.
Nei cani lupo – così come in molte altre razze – è fondamentale non forzare la socialità, ma favorire esperienze significative e graduali, rispettando le naturali inclinazioni del cane.
Il periodo giovanile rappresenta una finestra delicata e potentissima, dove ogni esperienza può influenzare in profondità lo sviluppo emotivo e relazionale del cane.
Educare un cucciolo – o crescere insieme a un giovane cane – significa anche imparare a leggere i suoi segnali, riconoscerne i limiti, sostenerlo nelle sue scoperte, e accettare che non tutti i cani sono fatti per abbracciare il mondo con entusiasmo.
E va bene così.
