Fobia, ansia, paura e diffidenza
Alessandra Monti

“In realtà, gli animali vivono ai loro limiti. Ogni caloria è vitale, così come ogni opportunità di risparmiare energia”. Walter Arnold

FOBIA
La fobia è una paura estrema. Lo stimolo attivante è più generico nel caso dell’ansia  è più specifico e definito nel caso della fobia.
Può essere il risultato di quanto un cane ha appreso in passato ma la sua risposta è divenuta estrema a causa di un’esperienza molto traumatica o da una prolungata e ripetuta esposizione a eventi meno intensi, tuttavia non sono sempre chiare le cause all’origine di alcune fobie.
Bisogna tener presente che la tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della fobia, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo.

ANSIA
L’ansia è causata da situazioni che sono state in precedenza associate a qualcosa di spaventoso e che consentono al cane di prevederlo. Indizi che ricordano al cane che può perdere il controllo del proprio stato emotivo potrebbero portarlo ad essere ansioso.
Il cane è reso ansioso dalla minore prevedibilità della situazione e dalla percezione della perdita di controllo sulla stessa.

PAURA
La paura è un comportamento normale di fronte ad un evento.
E’ uno stato emotivo fondamentale per la sopravvivenza.
A differenza dell’ansia (attesa apprensiva), l’evento è presente per scatenare l’emozione della paura.
La paura può generalizzarsi a situazioni che sono simili agli stimoli originari, esempio: ” il mio canelupo è stato morso da un maremmano quando era piccolo ed ora vuole mangiarsi tutti i cani grandi e bianchi”.
La paura è razionale quando deriva dall’esperienza sensibile (la percezione attraverso le capacità sensoriali); la paura è istintiva quando nasce dalla memoria genetica radicata nel subcosciente o dall’intuizione (sapere innato), si parla allora di paura atavica.
Esempio: un canelupo non ha mai avuto brutte esperienze con uccelli, ma scopriamo che teme le aquile in volo.

DIFFIDENZA
Possiamo definire la diffidenza come la disposizione d’animo sospettoso, che tende a dubitare, a non dare fiducia.
Il lupo è diffidente verso qualsiasi cosa nuova, qualsiasi cosa che non conosce; è un animale intelligente e cauto, non ama mettere a repentaglio la propria incolumità se non è strettamente necessario.
I lupi diffidano del temerario e dell’audace senza accortezza.
Se vogliamo vedere una sfumatura, la paura istintiva è il preconcetto, la diffidenza è il senso critico.
Non c’è nessun impaccio o fobia in un canelupo che si muove con circospezione.
Il pericolo e il consumo energetico vengono sempre valutati prima dell’azione, così come viene sempre impiegato tempo per l’osservazione della preda prima della caccia.
La diffidenza non è né ansia né fobia: è un modo di guardare il mondo per sopravvivere.
Per il canelupo, il coraggio, inteso come capacità di affrontare un pericolo essendo cosciente delle conseguenze, è un atto d’amore, è un raro slancio che supera l’istinto, che non cede al timore perché qualcosa di vero e giusto lo chiede.

“Il contrario dell’amore non è, come spesso o quasi sempre si pensa, l’odio, bensì la paura di amare, e la paura di amare è paura di essere liberi”. Paulo Freire

Paura atavica
Dott.ssa Lisa Fiore

La paura atavica è quella paura che fa parte del DNA del canelupo e a livello genetico non si differenzia dalla diffidenza.

L’accezione è assolutamente positiva, la paura atavica/diffidenza (PA/D) significa quindi:

– allerta

– difesa

– territorialità

– mantenimento del controllo della situazione

Il canelupo che mette in atto la PA/D è un soggetto che mantiene il controllo della situazione, cioè che ha la percezione di poter controllare ciò che sta vivendo in quel momento.

La PA/D non va confusa con altri meccanismi genetici che possono portare, ad esempio, all’aggressività o a quella paura che può trasformarsi in ansia, un’emozione difficilmente gestibile e che, ovviamente, non ha più quell’accezione positiva della PA/D.

Questo tipo di paura non sotto controllo, che sfocia quindi in ansia, riguarda circa il 72% dei cani, indipendentemente dalla razza.

Nella PA/D giocano due ruoli diversi e sovrapposti la genetica e l’ambiente. La componente essenziale è sicuramente quella genetica ma l’ambiente riesce a modificarla in parte ed a tenerla sotto controllo attraverso una serie di meccanismi che possiamo riassumere con il termine di EPIGENETICA.

L’Epigenetica è una scienza relativamente giovane ed il significato letterale è “oltre la genetica”: oltre ai classici meccanismi è stata individuata l’azione di controllo che l’ambiente svolge sul DNA. Gli stimoli esterni sono in grado di “accendere” o “spengere” i geni mantenendone intatta la struttura. I geni spenti non possono ovviamente esprimersi mentre quelli accesi si. Il meccanismo è reversibile e ereditabile. I geni spenti o accesi vengono trasmessi alle generazioni successive così come sono ma possono intervenire altri stimoli ambientali che li riaccendono o li spengono. Questo meccanismo ON/OFF è la chiave della diversità che si può osservare anche tra soggetti che hanno gli stessi genitori (e quindi in teoria lo stesso DNA ereditato)

La componente genetica che determina il carattere è data da tantissimi fattori. Alcuni degli ormoni che entrano in gioco sono gli stessi che modulano le emozioni: l’adrenalina, la dopamina, la serotonina,… anche in questo caso i corrispondenti geni possono venire accesi o spenti in conseguenza a quello che il cane in quel momento sta vivendo. Intervengono poi tutta un’altra serie di geni accessori e collaterali che rendono la paura, così come tutti gli altri tratti caratteriali del cane, multifattoriali. Significa che tante componenti genetiche concorrono a sviluppare questo tipo di carattere.

Per cui il fatto che non tutti reagiscano nello stesso modo, che non tutti abbiano la PA/D espressa nello stesso modo, dipende dalle sequenze del DNA che risultano accese o spente in conseguenza a stimoli ambientali, quindi esterni, a cui ogni soggetto è sottoposto.