Aggressività
Alessandra Monti

“Il mio cane è uno specchio di quello che è presente nel mio mondo interiore, sia che io ne sia consapevole sia che io non lo sia”. Stefano Cattinelli

• L’aggressività è un istinto primario, trasmesso ereditariamente per favorire l’adattamento della specie, anche umana.
• L’aggressività è un’espressione dell’etogramma canino.
Il problema non è l’aggressività, bensì l’espressione della sequenza comportamentale di aggressione in contesti e intensità ritenute inappropriate.
• Il canelupo è un predatore, il canelupo morde ma non a casaccio, non morde in qualunque momento e chichessia.
Il rischio di pericolosità del canelupo aggressivo è sempre relativo a una particolare persona e a circostanze specifiche: non ha valore assoluto.
• “La pericolosità è proporzionale:
– al rapporto tra la massa del cane (moltiplicata per quattro) e quella della persona a rischio
– all’aspetto offensivo dell’aggressione
– all’imprevedibilità dell’aggressione
– alla mancanza di controllo e all’intensità del morso
– alla ripetizione e alla tenuta dei morsi”
 (Tratto da  Le chien aggressive – Joel Dehasse – 2002)
• La maggior parte dei comportamenti aggressivi del canelupo verso il proprietario sono correlati alla paura e all’ansia.
• Non è necessario ed è controproducente utilizzare metodi coercitivi per riabilitare il canelupo aggressivo.
La coercizione non risolve le cause del comportamento aggressivo, nel migliore dei casi ne inibisce l’espressione ma, cambiate le condizioni e le persone, il cane ripresenta i comportamenti, solitamente aggravati.
Ogni tanto si possono notare forme di attaccamento del canelupo verso chi ha usato coercizione su di lui ma sono solo comportamenti causati da uno stato di ansia e di paura e dal tentativo del canelupo di evitare il trauma fisico, emotivo e sociale associato alla coercizione esercitata.
• Nella maggior parte dei casi non è necessario l’utilizzo di psicofarmaci per trattare il canelupo aggressivo.
• Addestratori, educatori, istruttori in riabilitazione comportamentale e veterinari comportamentalisti, non sono figure in antitesi, ma all’occorrenza complementari. Nessuna di esse ha più valore di un’altra.

La credenza popolare descrive il cane aggressivo come un cane cattivo, dominante e responsabile di azioni intenzionalmente malvagie. Ma il cane aggressivo è tutt’altro.
Può essere difensivo o offensivo, controllato o meno, prevedibile o imprevedibile… può pinzare o mordere forte… può anche essere seducente e affettuoso, può prendere iniziative e aiutare le persone in caso di bisogno. Un cane aggressivo ha molte sfaccettature”. Joel Dehasse

 

Casi:

K è un cane lupo cecoslovacco, maschio, intero di 3 anni. E’ finito in un canile dopo essere stato maltrattato. Viene adottato da una ragazza che decide di iniziare un percorso presso un centro cinofilo in quanto il cane dimostra “carattere”. Al centro abbozza un percorso basato sull’imposizione fisica nel tentativo di conquistare la ledership. Le viene messa una tuta antimorso e le si chiede di atterrare il cane e mantenerlo a terra. Il percorso dura alcuni mesi, il cane piange in macchina ogni volta che riconosce la strada che porta al centro cinofilo. La ragazza non riesce ad ottenere il controllo fisico sul canelupo e perde fiducia. Il cane inizia a mordere, si rivolta con forza ogni volta che la ragazza gli procura involontariamente del dolore fisico, anche minimo. L’ultimo attacco la manda all’ospedale.
Quando lo incontro K ha gli occhi neri dei cani persi e sfiduciati, è stanco e pericoloso.
K chiede rispetto, nessuna violenza, poche regole precise, gestione degli spazi e delle distanze. La ragazza deve conquistare la fiducia del suo cane e mantenere i ritmi e gli impegni che le richiedo.
Per riuscire a fare questo la ragazza cambia molte sue abitudini. Qualche tempo dopo ringrazierà profondamente K per averla costretta a modificare alcuni aspetti fondamentali della sua esistenza.

A è un cane lupo cecoslovacco, maschio, di 4 anni cresciuto in famiglia. Si scaglia con convinzione su tutte le persone che incontra per mordere, esce solo con la museruola. Non riesco ad avvicinarmi al proprietario, devo restare a 10 metri.
Allontano il proprietario e osservo il canelupo. Senza di lui dopo un po’ A è più tranquillo e riesce a giocare con la mia femmina di clc che mi dice che secondo lei A non è malaccio. Dopo un’ora A mi tollera bene.
Il proprietario si confida e dice di avere molta rabbia repressa dentro di sè e vorrebbe picchiare chiunque incontra sulla sua strada.

Z è un mix tra clc e pastore tedesco, maschio 4 anni. In casa, in giardino e nelle zone intorno all’abitazione il cane non tollera nessun estraneo. Il proprietario si lamenta perché nessun amico riesce più ad andare a casa a trovarlo.
Gli chiedo “se da domani il tuo cane non facesse più la guardia ti andrebbe bene?”. Lui onestamente risponde: “Assolutamente no. A me piace che faccia la guardia, anche quando ci sono io”. Abbiamo quindi iniziato un percorso per contenere serenamente il cane durante le visite senza levargli il ruolo di guardiano.

S è una saarloos di 2 anni che da qualche mese pinza senza ringhiare chi prova ad avvicinarsi o le passa di fianco durante le passeggiate al guinzaglio. Non con tutti fa così, ma con la maggior parte delle persone.
S era una cucciola di quelle che si definiscono “timide”, ma che in realtà hanno solo una diffidenza spiccata…se fosse stata un lupo in natura sarebbe stata un’ottima sentinella. Alla proprietaria era stato detto che S doveva essere socializzata molto con le persone, così lei si è armata di collare e guinzaglio e ha cominciato a girare il centro città facendola accarezzare a tutti quelli che desideravano farlo, anche quando S tentava di arretrare per sottrarsi alla manipolazione. Per farlo, la proprietaria, aveva anche dovuto applicarsi perchè lei amava camminare da sola in montagna e non passeggiare per il centro. Ma nonostante l’impegno, il comportamento schivo di S non era migliorato, anzi.
Abbiamo quindi iniziato a passeggiate nei boschi e invitato gradualmente altre persone con i loro cani a partecipare. In seguito abbiamo ripreso le passeggiate in città, dove il canelupo ha progressivamente imparato a delegare alla sua proprietaria il ruolo di valutare e gestire le persone che incontravano, certa del fatto che la ragazza non avrebbe permesso più a nessuno di toccarla contro la sua volontà.